Cuba: un viaggio nel tempo

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Chi l'ha detto che la macchina del tempo esista solamente nei sogni dei bambini (e non solo) o nei film di fantascienza? 
Per chi scende dall'aereo diretto all'Havana, la prima sensazione è forse quella di sbarcare negli anni '60, così come li abbiamo visti in qualche film dell'epoca la domenica pomeriggio o in "Happy Days" subito prima di cena. 
Addentrandosi a l'Avana Centro o l'Avana Vieja, due dei quartieri della capitale più frequentati dai turisti, si incrocia un traffico tanto variopinto quanto variegato. Le dissestate strade del centro brulicano di taxi, bici-taxi e coco-taxi. Se le bici-taxi possono essere paragonate agli oramai noti tuktuk, i coco-taxi sembrano dei tuktuk a motore caratterizzati da una inconfondibile copertura tonda e gialla. I taxi, poi, spaziano da vecchie carrette anni '50 mai più riparate a poche moderne e fiammanti macchine russe o cinesi, passando per sfilate di Chevy d'epoca tirate tanto a lucido che sembrano appena uscite dal concessionario. 
La perfetta pavimentazione delle principali arterie turistiche cozza con il totale dissesto delle strade proprio dietro l'angolo; il minuzioso restauro degli edifici di interesse nazionale -portato avanti grazie ai finanziamenti dell'UNESCO che ha riconosciuto Habana Vieja patrimonio dell'umanità- stride con l'abbandono e il decadimento della maggior parte dei palazzi della città, alcuni oramai lasciati all'edera, altri tuttora abitati. Il pian terreno di una vecchia casa sventrata, di cui si intuisce solamente la struttura portante e il vano scale, diventa un piccolo mercato di quartiere o un garage statale; gli ascensori un tempo sintomo di benessere e modernità si trasformano in vecchie scatolette di latta tenute insieme da scotch e cartoni. Ai privati mancano soldi e incentivi per la regolare manutenzione, e lo Stato -nel tempo- ha sempre avuto altro a cui pensare: l'embargo, il crollo dell'URSS, la crisi economica, il "periodo especial", il colera. Si capisce chiaramente che la città che un tempo brillava di luce propria, oramai fa fatica anche solo a brillare di luce riflessa. Nei campi si ara con i buoi; sull'unica autostrada le poche auto moderne superano le auto d'epoca che quasi perdono pezzi -ovviamente prive di sospensioni e cinture di sicurezza-, le poche moto superano i viaggiatori a cavallo che procedono sul ciglio della strada. 

Spiragli verso una nuova rivoluzione (digitale e non) 
Nonostante qualcuno inizi a parlare di una rivoluzione digitale, Cuba appare tremendamente arretrata anche dal punto di vista tecnologico. Il governo cubano cerca di controllare sia i contatti dei suoi cittadini con il resto del mondo che il flusso di informazioni, in entrata così come in uscita. C'è un solo giornale (quello del Partito), i telegiornali passano sulle poche emittenti (statali), la connessione internet è estremamente lenta e costosa, per avere un banale indirizzo email o per poter possedere un telefono cellulare bisogna chiedere le dovute autorizzazioni. 
I prezzi sono proibitivi: 4.5$ all'ora per internet, 0.45$ per minuto di conversazione al cellulare. 
Nel 2008 El lider maxìmo, come viene chiamato Fidel Castro, per motivi di salute, ha lasciato la guida del paese al fratello minore, Raul, che ha cominciato ad introdurre a poco a poco alcune significative novità. Proprio a partire dal 2008 è stata liberalizzata la vendita di computer, telefonini ed elettrodomestici (per i cubani, fino all'anno precedente, era illegale possedere un telefono cellulare). Dal 2010, invece, il governo cubano ha cominciato a permettere alcune forme di imprenditoria privata, e dall'anno successivo le banche possono concedere, per la prima volta, micro-crediti agli agricoltori privati. Sempre nel 2011, sono state eliminate le restrizioni sulla compravendita di case ed automobili, fino ad allora proibiti. Infine, una delle ultime riforme più rilevanti è stata introdotta il 14 gennaio 2013: è stato concesso ai cubani di poter uscire dal paese senza dover chiedere un visto appositamente; ciononostante, il costo del viaggio resta estremamente alto per le tasche dei cubani e la stragrande maggioranza delle persone con cui ho avuto modo di parlare non aveva mai lasciato il paese. 

Quando si preferisce essere disoccupati.. 
Una delle domande che molto probabilmente si saranno posti un po' tutti visitando Cuba è come facciano i cubani a vivere con i loro stipendi?! 
Immaginavo infatti che i cubani non avessero certamente degli stipendi molto elevati, ma sicuramente non avrei neppure potuto immaginare che un qualsiasi bambino italiano, con la paghetta di mamma e papà, potesse guadagnare più di un lavoratore medio a Cuba! Sì, è proprio così, non avete letto male. Il salario medio di un impiegato statale si aggira infatti intorno ai 15$ al mese, ovvero circa 11,40€. Ovviamente c'è anche chi se la passa peggio, come ad esempio un contadino di Vinales, cittadina al nord di Cuba, che mi ha raccontato di percepire dallo Stato uno stipendio mensile di 10$, circa 7,60€. Chi se la passa, per modo di dire, meglio sono sicuramente i medici che, con i loro circa 30$ al mese, sono i lavoratori cubani con gli stipendi più alti dell'isola. 
Il problema dei bassissimi salari è strettamente correlato al sistema monetario di Cuba. Sull'isola infatti circolano due monete differenti: la Moneda Nacional(MN) -comunemente chiamata Peso-, e il Peso cubano convertibile (CUC) -chiamato CUC o Convertibles-. 
I cubani ricevono il salario in Moneda Nacional e il cambio è 25MN = 1CUC = 1$. Il CUC venne introdotto agli inizi degli anni '90, ma cominciò effettivamente a circolare solamente nel 2004, quando il dollaro americano venne ufficialmente bandito nei negozi cubani. 
Il mercato è quindi fondamentalmente diviso in due: i beni di primissima necessità, quali farina, riso, pane, frutta, verdura e poco altro (l'acqua ad esempio non rientra tra questi), vengono venduti in Pesos con prezzi abbastanza proporzionati agli stipendi locali; al contrario dei beni cosiddetti "di lusso" -mobili, penne, quaderni, libri, sapone, benzina, ristoranti- che si pagano in CUC e hanno prezzi a volte più alti che in Italia. Il disagio della popolazione cubana risulta palese quando si realizza che guadagnano 10CUC al mese, una penna costa 0.50CUC, un litro e mezzo d'acqua 0.70CUC, un phon 39CUC, una moka 60CUC e, essendoci un unico rivenditore (lo Stato), non c'è concorrenza né tantomeno beni o negozi alternativi su cui poter ripiegare. Come si fa a vivere con così poco? 
Raul, il padrone della casa particular dove ho pernottato a L'Avana, ci raccontava di come i suoi vicini -come del resto moltissimi altri cubani, a cominciare dai giovani- preferiscano passare le giornate a non fare nulla, o magari a vagare per le vie del centro chiedendo l'elemosina ai turisti, piuttosto che lavorare per lo Stato e guadagnare uno stipendio da fame. Basti pensare infatti che racimolando almeno 1$ al giorno si raggiunge lo stipendio di un bravo medico. 
E allora da dove proviene il denaro? Dall'estero. I cubani che hanno dei fratelli, figli, zii o cugini che vivono e lavorano al di fuori dell'isola sono i più fortunati. Cuba conta infatti circa 11 milioni di abitanti, ai quali vanno aggiunti altri 4 milioni circa espatriati dall'inizio della Rivoluzione del 1959, metà dei quali residenti a Miami e in Florida in generale. E' proprio grazie ai soldi inviati dalle famiglie che vivono all'estero, che alcuni cubani tirano avanti, ma chi invece non ha la fortuna di avere parenti o amici all'estero è sempre più in difficoltà. 

Ma i cubani ci credono ancora? 
Girando il paese in lungo e in largo si viene letteralmente bombardati da cartelloni, scritte, disegni, citazioni e molto altro che inneggiano al socialismo e a una rivoluzione continua e perenne. Non è raro infatti, camminando per la strada, entrando in un negozio o guardando la facciata di un edificio, scorgere frasi del tipo "Revolucion es modestia, desinteres, altruismo, solidariedad y heroismo -Fidel-" oppure "Socialismo o muerte!" o "Jamàs nos ocuparàn!" (Non ci occuperanno mai più! - riferendosi agli Stati Uniti -) e moltissime altre ancora. In breve, si è sottoposti letteralmente a un vero e proprio lavaggio del cervello. 
Rispondendo alla domanda: ma i cubani ci credono ancora? Beh, la percezione che ho avuto io è stata NI. Se da un lato molti riconoscono i grandi miglioramenti che la Rivoluzione ha portato per il popolo cubano, dall'altro ammettono che Fidel ha portato avanti un modello socio-politico ed economico che non è più sostenibile e che deve evolversi. 

Un paese senza criminalità 
Malgrado l'elevato tasso di povertà e nonostante quello che normalmente si pensa, Cuba è un paese molto tranquillo e assolutamente non pericoloso. Per le vie è comunque molto presente la polizia -specie nelle località e nei quartieri più turistici-, per cui, a meno che uno i guai non se li vada a cercare, è difficile che loro vengano a cercare te (sempre con le dovute e comuni minime precauzioni). Cuba viene infatti considerata uno dei paesi più sicuri del Sud America. 

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